Microplastiche, come si misurano?

Ecologia e ambiente

La diffusione delle microplastiche è un tema di attualità per il settore tessile e la valutazione del suo impatto ambientale. Attualmente gli enti di normazione si stanno dedicando all’elaborazione di proposte di norme per regolamentare le analisi in questo ambito.

Il problema dell’inquinamento da microplastiche è una tematica di cui ormai non si discute più solo in ambito accademico e produttivo, ma che è anche molto dibattuta dai mass media e dall’opinione pubblica.

Ma come si misura il rilascio di microplastiche da parte dei tessuti? Non è così semplice.

La definizione di “microplastica” identifica un intervallo delle dimensioni delle particelle molto ampio, che va da 0.1 µm fino a 5 mm: c’è più differenza in proporzione nelle dimensioni tra la microplastica più grande e quella più piccola che fra un elefante ed una formica. Questa differenza rende difficile anche il campionamento, in quanto la distribuzione delle particelle non è uniforme nelle acque di scarico: le microplastiche, se hanno densità superiore a quella dell’acqua, tendono a depositarsi sul fondo, mentre quelle più piccole, con la medesima densità, rimangono in sospensione. Per questo motivo si procede con la filtrazione delle acque di scarico, al fine di raccogliere il residuo ad analizzarlo. Questa metodologia ha delle problematiche, in quanto il volume dell’acqua da filtrare è molto alto rispetto al peso delle piccole fibre, e ciò rende difficile l’identificazione di quale filtro usare. Inoltre, nelle acque di scarico sono presenti contaminanti come i tensioattivi dei detergenti, molecole di colorante, residui di oli di finissaggio, polvere di lavorazione depositata sul tessuto ed anche altre fibre tessili derivanti da contatto. Tutti questi contaminanti possono accumularsi sul filtro andando a complicare la misura.

Sono stati individuati due metodi per la misurazione del rilascio delle microplastiche: la valutazione gravimetrica (in peso) e la conta al microscopio. La scelta fra le due vie possibili è data dal rilascio del campione stesso: se abbondante si preferisce procedere per la pesata delle fibre, in quanto la presenza dei contaminanti non è rilevante; altrimenti si procede con la conta e misurazione al microscopio, rendendo più lunghi i tempi della prova.

Inoltre, al di là di come rilevare la quantità di microplastiche rilasciate, le discussioni in corso vertono principalmente sul processo di test più adeguato, ad esempio: utilizzare campioni di tessuto in provetta oppure lavare il capo confezionato con i lavaggi standard già utilizzati per valutare altre caratteristiche tecniche?

Attualmente gli enti di normazione si stanno dedicando all’elaborazione di proposte di norme per regolamentare le analisi in questo ambito.

L’interesse è elevato a tutti i livelli, in quanto sia l’UNI, ente italiano di normazione, il CEN, comitato europeo di normazione che l’ISO, International Organization for Standardization, hanno attivato gruppi di lavoro e proposte coinvolgendo diversi istituti di ricerca, aziende ed enti per la definizione di protocolli standard per la redazione di normative riconosciute a livello internazionale.

Anche Centrocot, grazie all’esperienza maturata in questo ambito, è parte attiva di tali attività, riportando le proprie conoscenze e al tempo stesso rimanendo aggiornato sull’evolversi della normativa per offrire ai propri clienti il massimo supporto.

 

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Autore: Francesco Dellino

Area Ricerca e Innovazione Multisettoriale